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Aurora surreale.

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Sono bisbetico.

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Esistono azioni quotidiane che di domenica hanno un fascino tutto diverso da quello che mantengono di settimana: prendere il caffè sul ripiano della cucina ben lucidato, lavare i posacenere uno ad uno con cura. Sono permeate da un velo leggero di quiete e malinconia.

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Cattive compagnie.

C’è questa Malinconia dolciastra che da un po’ di giorni a questa parte è ospite di questa casa con le quattro mura piene di delicate ombre grigie.

Ella viene a trovarmi al mattino, presto. Siede con me in cucina, mi osserva prendere il thè, le palpebre ancora velate di sonno. Il suo viso rimane nella penombra, soltanto un occhio emana sinistri barbagli lattiginosi.

 Aspetta insieme a me che la tazza fumante si freddi e si lasci avvolgere dalle dita, se ne sta come me con le mani posate sulle gambe, il capo leggermente chino sul tavolo scuro.

Bevo sorsi di bevanda amara e mi concedo la sua compagnia, mi lascio inebriare quasi. Lascio che mi tenga compagnia fino a che il Tempo spicca la testa del Sole dall’orizzonte; la superficie del liquido caldo nella tazza adesso diventa un bianco disco di luce su cui non ci si specchia, il suo viso esce dalla penombra.

Mi concedo la sua presenza entro e non oltre lo scadere dell’aurora.

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Hit someone!

Ci sono stati, e ci sono e ce ne saranno, momenti nel corso della mia esistenza in cui avrei voluto essere uno di quelli che comunemente definisco “lo-stronzo-che-picchia-e-si-impone-con-la-forza”.

Invece, appartengo alla categoria di quelli che calcano le scene della società con il senso della misura, la diplomazia, la buona educazione, che da sempre mi contraddistiguono.

Stamattina però, al sorgere del sole (stamattina non mi sono risvegliato da alcun sonno) ho desiderato ardentemente di entrare a far parte della categoria degli stronzi, dei violenti, dei cafoni, di quelli che emergono dalla calca tirando calci e pugni, di quelli che se ti lasci scappare una parola di troppo o semplicemente non gli piaci per il tuo brutto muso, ti picchiano, tirano calci e pugni, ti fanno male. Ti fanno fare pure un bel giretto in pronto soccorso ed entrano ed escono dai commissariati con la stessa frequenza di un bambino che sta giocando con le porte girevoli del centro commerciale. Non vorrei esserlo sempre, ecco, però c’è da dire che, ripensandoci, in certi momenti della mia vita occorrerebbe questo “gene della stronzaggine” di cui, ahimè, sono del tutto sprovvisto.

Ne ho sentito la mancanza quando il mio ex ragazzo mi ha lasciato per telefono accusandomi di non essere più di tanto interessato da una persona come me. Mi prese questo desiderio di picchiarlo. Quando mi ha concesso un incontro per rendere, come dire, ufficiale la cosa e più dignitosa la sua posizione ho sfoggiato una glaciale diplomazia, quasi un’affettata cortesia da estranei, piuttosto che comportarmi come una bestia o anche meno, come un essere umano ferito nei sentimenti che, GIUSTAMENTE, rincorre con una spranga il sovracitato per ucciderlo o quantomeno ridurgli la macchina ad un ammasso informe di lamiere. Adesso ho paura di rivederlo perchè temo che una mia eventuale rabbia repressa metta a repentaglio la vita di quello che ormai è poco più che un estraneo la cui unica cosa di cui sono certo sul suo conto è la desolazione della sua personalità.

Ne ho sentito la mancanza quando l’occupante dell’interno del piano di sopra mi ha sfasciato la finestra a bastonate urlandomi che sono un tossico, uno che deve tornare dal paese di merda da dove è venuto a rompere i coglioni a personcine così civili e a modo, un frocio, uno studente, un appestato, un fascio, un comunista, una minoranza, una merda, un verme su cui il suo strapotere di cittadino perbene si sarebbe abbattuto senza alcuna pietà. Posso giurare che utilizzò l’espressione “essere inferiore”. Quella sera mi sarebbe piaciuto vivere in un mondo dove l’omicidio in casi specifici è legale e tollerato.

Ma semplicemente vorrei avere il dono della mazzata facile ogni volta che vedo il più forte che tormenta il più debole, colui che è nel torto e nonostante tutto spazza via le ragioni di chi ne ha a vendere, o semplicemente da chiunque sì è preso la licenza di prendermi in giro all’asilo, di ridacchiare alle mie spalle per come mi sono vestito quel giorno che mi andava di utilizzare più di sei colori equamente sparsi per i vari capi di abbigliamento, per il mio tono di voce, per il mio “me”.

Tolleranza, buone maniere, propensione al dialogo e all’utilizzo dell’intelletto sono demodè, andati per sempre, estinti. Sono diventati una mancanza, una debolezza, una cosa per cui sentirsi in imbarazzo perchè “a essere buoni e cari con tutti dalla vita e dal prossimo non otterrai niente, ti prenderanno a pesci in faccia, devi essere forte, aggressivo, marziale!”, quasi una caratteristica di cui vergognarsi.

Io sono un tipo molto cortese ma i prepotenti, se potessi, li pesterei a sangue anche fuori dai confini del mio cranio.

Bah, vado a lavare millemila piatti.

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Ringrazio ilboscodellefragole per la perizia chirurgica adottata nel discernere dalle cazzate che dico giornalmente questo nuovo, delizioso titolo.

Quote
"Noi siamo dei cicisbei."

— Autocit.

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Cinismo no limits

F.:”Non dirmi che ti sei innamorato, perchè ti ammazzo.”

A.:”Ma de che? A malapena conosco il suo nome, i suoi anni e i suoi errori ortografici.”

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Sei solo un grumo di atomi di aria viziata, tenuti insieme da quelle quattro mediocri qualità che ti ritrovi. Sei il respiro di quella volta che il tuo dio ha mangiato zuppa di cipolle innestatosi su un triste involucro di clichè e buone maniere.

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Il fondo.

C’è chi, toccato il fondo, inizia più o meno lentamente a risalire.

Ci sono poi persone rare come me che, toccato il fondo, iniziano a scavare.